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Riviera Ligure di Ponente: l’aureo Pigato

Cenni storici sul vitigno e sul vino: il vitigno pigato, secondo alcuni accreditati studiosi, sarebbe originario della Tessaglia, antica regione della Grecia.

La sua introduzione in Liguria risale presumibilmente alla fine del 1600.
Per le sue caratteristiche ampelografiche (l’ampelografia è la scienza che studia i vitigni), potrebbe derivare da un clone di Malvasia.

Il suo nome deriva dal termine dialettale ligure (in particolare d’Albenga) “pigau” o “pigou”, per le sue piccole macchie di colore marrone ruggine presenti sull’acino, chiamate localmente “pighe”.

Sebbene fosse già noto nel Savonese, il vitigno pigato fu citato per la prima volta, nel Bollettino ampelografico del 1883.
Pochi anni fa nell’Albenganese erano prodotti – oggi, purtroppo, rari – dei Pigato amabili, dolci e passiti.

La sua zona elettiva è situata nell’Albenganese (dove è massicciamente coltivato), mentre nell’Imperiese è presente in certa misura nell’alta Val d’Arroscia; quasi raro, sebbene raccomandato, nel Genovesato e sconosciuto nello Spezzino.

Se impiantato fuori della sua naturale zona elettiva, perde le sue caratteristiche “pighe”. Le sue uve danno origine ad uno dei migliori vini della Liguria.
Per anni confuso col vermentino, in quanto appartengono alla stessa famiglia.
La maturazione delle uve va dal 10 al 30 settembre.

Zona di produzione: i territori idonei di 114 comuni, così suddivisi: 67 comuni, di cui 4 in parte, nella provincia di Imperia; 47 comuni, di cui 2 in parte, nella provincia di Savona.
Il Riviera ligure di ponente Pigato, ha diritto alle seguenti sotto denominazioni: se prodotto nei comuni della provincia di Imperia; se prodotto nei 20 comuni, di cui 1 in parte, circostanti quello di Albenga; se prodotto nei 16 comuni, di cui 1 in parte, circostanti quello di Finale Ligure.

Cenni sul disciplinare di legge “Riviera ligure di Ponente” Pigato.
(D.P.R. del 31/3/88 – G.U. n° 25 del 31/1/89)

Vitigno: 95-100%; massimo 5% di uve bianche non aromatiche purché presenti nel vigneto.
Resa massima delle uve per ettaro: 11 tonnellate.
Resa massima delle uve in vino: il 70%.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11%.
Acidità totale minima: (espressa in acido tartarico) 5 per mille.
Vinificazione: è consentita anche nei comuni che partecipano in parte. Il sistema impiegato è quello definito “in bianco”, cioè facendo fermentare solo il mosto.

Caratteristiche organolettiche.
Colore: giallo paglierino più o meno intenso. Limpido.
Odore: ampio, intenso, più o meno persistente, fine, fruttato, con sentori di pesca ed albicocca mature, miele, salvia sclarea e, lievi, di fiori e muschio.
Sapore: secco ma morbido, delicatamente caldo, sufficientemente fresco, sapido, pieno, continuo, con tipico e gradevole fondo amarognolo.

Tempo ottimale di consumo: entro un anno dalla data di vendemmia.

Conservazione: in cantina idonea, ponendo le bottiglie in posizione coricata nei ripiani adibiti ai vini bianchi, ad una temperatura compresa tra i 10 e i 14°c.

Annate: buone le annate del 2008-2009.

Modalità di servizio: il Riviera ligure di ponente Pigato va servito alla temperatura di 10°c. (a 12°c. se il piatto è caldo), in bicchieri a calice medio con stelo alto.

Abbinamento gastronomico: insalata di ovoli e porcini; cipolle ripiene; tortino di porri; crespelle con funghi; zuppa di cipolle; paste fresche o secche col pesto: gnocchi, trofiette, lasagne, corzetti e trenette; risotto e paste con funghi; scampi al vapore con salsa allo scalogno: orata al forno con funghi e salvia e con altri piatti similari della cucina italiana ed estera.

 

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