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Poesia di un giorno qualsiasi

E’ un giorno
un giorno qualsiasi
di un anno qualsiasi
quando incontro
due donne
per nulla
qualsiasi:
Federica, 26 anni studentessa in Medicina
Gianna, 70 anni, pensionata Amministrativa
Entrambe, militi attive in Croce Bianca.

Federica, come hai scelto di diventare  volontaria in Croce Bianca?

Ho iniziato a 16 anni, ed è stato per me spontaneo, perché la Medicina è sempre stata la mia passione.
Ma l’evento scatenante è stato un incidente stradale al quale ho assistito.
Vedevo le persone intorno alla scena dell’incidente, muoversi come smarrite: si percepiva che avrebbero voluto aiutare in qualche modo l’incidentato, ma la consapevolezza di non possedere gli strumenti professionali ed emozionali per dare un valido sostegno alla persona, li frenava, quasi impotenti.
Ho fatto mie le loro sensazioni, e nel pomeriggio di quello stesso giorno, mi sono iscritta in Croce Bianca!
Volevo mettere a disposizione il mio tempo per aiutare chi soffre.

Federica, quali sono i tuoi compiti all’interno dell’Associazione Croce Bianca?

Sono volontaria semplice.
Non sono autista ma milite, la figura che all’interno dell’Associazione può svolgere servizi sia di carattere ordinario sia di carattere urgente. Mi occupo anche della formazione per chi vuole entrare a far  parte della nostra Associazione.

Federica, come è stato l’impatto con il primo servizio?

Naturalmente si è trattato di un Codice Rosso!
Eravamo usciti in soccorso di un ragazzo sofferente di una crisi epilettica, con la squadra di presidio quel pomeriggio.
Ed io non sono riuscita a fare nulla!
Per fortuna ero in squadra con altri militi molto più esperti di me che oltre a svolgere attivamente le operazioni necessarie al primo soccorso, sono riusciti a farmi sentire parte della squadra, non giudicandomi.
Non se ne è più parlato, e già nella successiva emergenza mi sono sentita più sicura.

sala riunioniFederica, esiste una preparazione specifica all’interno dell’Associazione rivolta ai militi volontari?

Una volta fatta domanda di milite presso l’Associazione, partecipiamo a due corsi di formazione.
Quello iniziale rivolto principalmente a conoscere le informazioni base relative agli interventi di primo soccorso.
Una seconda parte più concentrata sull’aspetto dell’emergenza: ad esempio impariamo la rianimazione cardiopolmonare ( per noi B.L.S ), trattamento traumi, assistenza la parto, trattamento delle emergenze pediatriche e le comuni patologie di natura cardiopolmonare e neurologica.

Federica, come interviene sulla crescita personale lo svolgimento di questa attività di volontariato?

Credo che esistano due risvolti.
Il primo, è la possibilità entrare in contatto con una persona che sta male: questo insegna a rapportarsi con il dolore e la sofferenza.
L’altro è il relazionarsi con il gruppo di lavoro insieme al quale affrontiamo le emergenze.
Stare in un gruppo non è semplice.
Ma aiuta a comprendere come il rispetto sia alla base di ogni relazione umana.
Gli eventuali scontri all’interno del gruppo, non sono  un modo di chiudersi, ma di evolvere insieme superando i limiti che ognuno di noi ha.

sala militiDa quanto tempo sei in Croce Bianca? 

Ho iniziato nel 2007, e quest’anno compio dieci anni di volontariato in Croce Bianca!

Federica, dal punto di vista lavorativo, in questo ambito, essere donna è una marcia in più o un deterrente?

Non ho mai percepito grandi differenze con i colleghi maschi.
Non ha mai costituito un problema, sotto l’aspetto lavorativo, anche perché abbiamo squadre esclusivamente femminili.
Si parte in squadra nel momento di necessità, e può succedere che siano disponibili solo uomini o solo donne.
L’istinto dell’accudire femminile è atavico e predomina, nell’immediato soccorso.
Mentre l’uomo si concentra di più sulle manovre di soccorso, sulla praticità della situazione.
E’ un connubio di differenze che se collaborano attivamente e con rispetto reciproco, sono la complementarietà di una squadra.
Esistono anche le eccezioni, sia in ambito femminile che maschile!
Non tutte le donne possiedono l’istinto di accudire e non tutte sanno trasformarlo nella prontezza e distacco necessari ne primo soccorso.
Come esistono uomini che si ritraggono davanti a certe situazioni di grave emergenza.
Ma nell’Associazione trovano comunque spazio, se lo vogliono, nello svolgimento di altre mansioni.
Perché il lavoro dell’Associazione non si ferma al primo soccorso.
E’ necessaria, ad esempio, una figura coordinatrice dei servizi e dei militi.
Abbiamo anche bisogno, ad esempio, di militi che si occupino  di quanto riguarda la parte amministrativa e di relazione con il pubblico e le altre Associazioni.
Chi non si sente portato verso il servizio di primo soccorso ma vuole partecipare attivamente all’interno della Croce Bianca trova, se lo vuole, spazio anche svolgendo questi compiti.

Gianna, in che modo vi relazionate con le altre Associazioni?

Una delle collaborazioni più attive è quella in atto con la Croce Verde di Albisola.
Insieme abbiamo creato il “Progetto Salvaterra” da cognome di un ragazzo che fu investito in scooter ad Albisola.
Era il marito di una nostra milite.
L’attuazione di questo Progetto prevede la raccolta di fondi per installare defibrillatori sul territorio savonese ( un esempio è il defibrillatore presente all’interno del Centro Commerciale “Il Gabbiano” ).
Una parte dei fondi è anche destinata  all’organizzazione di corsi di formazione sull’uso del defibrillatore rivolti agli operatori sociali come insegnanti, gestori di palestre e altre forme di comunità, commercianti, e tutti coloro che vogliono aderire all’idea dell’importanza del primo soccorso in caso di emergenza.

sala militi 1Federica, in questo tempo di cambiamento nei rapporti interpersonali, nel sociale, come vivi il relazionarsi uomo donna all’interno dell’Associazione?

Si tratta di un relazionarsi sulla base di valori condivisi.
Tutti noi, ragazzi e ragazze, donne e uomini attivi all’interno dell’ Assocazione, abbiamo principi che ci accomunano  e differenze che ci arricchiscono, sulle quali lavorare per evolvere.
Questo modo di relazionarsi lo portiamo dentro di noi, in ogni ambito della nostra vita: lavorativo e personale.

Gianna, cosa vorrebbero le donne della Croce Bianca, dalla Croce Bianca?

Seguendo il filo del discorso fatto sino ad ora, vorremmo una partecipazione numericamente più significativa da parte delle donne.
Svolta in maniera più consapevole.
Questo nell’intento di auspicarci che più donne decidano, scelgano di mettere a disposizione le loro  caratteristiche, le loro capacità, la loro esperienza per partecipare attivamente anche negli Organismi Dirigenziali dell’Associazione.

statuto 3Federica, come inviteresti una ragazza della tua età ad entrare in Croce Bianca come milite?

La inviterei a partecipare per imparare.
Il tempo passato nella Croce Bianca è fare esperienza della vita, nei suoi momenti più forti, a volte drammatici.
Quello che si prova in quei momenti è un modo per conoscere davvero se stessi, le proprie potenzialità, i limiti da superare.
Al termine  di ogni turno, rientrando a casa, mi sento una persona diversa: più ricca interiormente.
E più matura, termine verso il quale oggi molti  manifestano un’avversione, associandolo a qualcosa che finisce.
Non è questo, a mio parere, maturare.
E’ invece avere chiari i propri obiettivi, in ogni aspetto della vita, in base ad una profonda conoscenza di se stessi.
Conoscenza attuabile anche attraverso  l’apertura verso l’altro,  la volontà di apprendere, ogni giorno, quello che la vita ci insegna.
E compiere questo percorso insieme agli altri, è fondamentale e utile.
La cosa più importante che ho imparato militando in Croce Bianca, è che da soli, non si va da nessuna parte.

Federica e Gianna
parlando di se stesse
con me
hanno fatto
di questo giorno qualsiasi
Poesia

 

 

2 commenti

  1. Luciana Loffredo Commenta

    Due donne esemplari !

    1. Luciana Berello Commenta

      Grazie Luciana!

      La festa della donna sembra per fortuna argomento superato, evoluto in altre manifestazioni della donna nella nostra società.
      Ma ho voluto in questo giorno così inflazionato di luoghi comuni, dare voce a qualcosa di concreto e vero.

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