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Percorso turistico e goloso in Liguria: Portovenere – Le Grazie – La Spezia 

Poche cittadine costiere possiedono il fascino di Portovenere.
Già il nome evoca antiche leggende. Sede del dio Oceano, misterioso rifugio delle ninfe e stazione navale romana.
Fu anche potente baluardo genovese contro le incursioni di pisani e saraceni.
Un lido costiero incantevole con un piccolo porticciolo e, cara a Byron la grotta Arpaia (azzurra).

Qui, i turisti gourmet, possono apprezzare i saporosi piatti di mare locali.
Assieme alle immancabili acciughe marinate, ripiene e fritte, i muscoli al verde e, veramente tipici del luogo, i muscoli ripieni; buoni anche i polpi affogati, orate del golfo al forno e zuppe di pesce e di muscoli. Dolci, il buccellato e la spungata. A sposare queste leccornie, il Colline di Levanto Bianco, il Cinque Terre e il Cinque Terre Sciacchetrà per i dolci.

Le Grazie, un tempo borgo di pescatori, è oggi un piccolo centro turistico-balneare, dotato di un piccolo porticciolo turistico dove approdano piccoli yacht e, in particolare, barche a vela. Il suo nome deriva dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie del XV secolo. Di qui, con la barca, si può raggiungere Portovenere, Lerici e le Cinque Terre. Sulle irte pareti calcaree del Muzzerone, gli scalatori compiono audaci escursioni.

Tra le specialità culinarie del posto: mitili al verde, zuppa di mitili e di pesce, acciughe marinate, ripiene e fritte, boghe e sugherelli fritti e in carpione, muscoli ripieni, ravioli di pesce con sugo alla marinara, linguine e risotti ai frutti di mare, polpi in guazzetto, pesci nostrani lessi, al forno e alla griglia.
Ma l’autentica ghiottoneria – come a Portovenere – era la zuppa di datteri, mitili litofagi, oggi in via di estinzione.

D’inverno ci si può trovare anche il cen o preive:  gustose foglie di cavolo farcite e cotte in brodo.
Tra i dolci, i tipici buccellato e spungata. Il tutto da abbinare al Cinque Terre e, al Cinque Terre Sciacchetrà, per i dolci.  

La Spezia, dal nome che potrebbe evocare antichi commerci con l’oriente, non ha, come molte località della sua provincia, un passato antico accertato.

Estesa su una vasta area pianeggiante a forma di semicerchio, La Spezia crebbe gradatamente in funzione dell’Arsenale.
Un complesso di 165 ettari, con strade, bacini e darsene che hanno dato e danno, una consistente risorsa economica non solo alla città.
Un profilo industriale che si unisce in parte a quello turistico, che convoglia turisti da ogni parte del mondo.

Non a caso, definita il Golfo dei Poeti, da illustri personaggi della letteratura, la città possiede tesori da scoprire.

Un bel lungomare con giardini ricchi di palme e conifere, il bel centro storico ricco di testimonianze passate, il Museo della Spezia che ospita tra le più antiche testimonianze della protostoria, quali  diciotto “Stele – Menhir” (dall’antico bretone “men” = pietra, “ihr” = luogo), primitive rappresentazioni antropomorfe risalenti a ben 6 mila anni a. C.,

Il Museo civico d’Arte antica, medioevale e moderna Amedeo Lia, che espone una infinita quantità di opere lignee, sculture, vestigia, dipinti, oggetti liturgici ed altri reperti, di cui molti risalenti ad oltre otto secoli fa.

E ancora, il Museo dell’Arsenale, comprendente anche cimeli della battaglia di Lepanto.

Parlando della sua cucina prevalentemente di mare, troviamo alcune particolarità, legate ad un lontano passato, come la mescc-iua, ottima minestra di farro ed altri cereali, mangiata a quei tempi dalla povera gente.

In porto,  durante le operazioni di carico e scarico dei sacchi di granaglie, alcuni chicchi, uscendo dalle trame del sacco di  iuta, cadevano sul selciato.
Essendo riconosciuto allo scaricatore il diritto di appropriarsene, le donne di casa ne facevano poi ghiotte zuppe e minestre.

Un altro piatto antico, arrivato da Vernazza è il tian (tortino di acciughe con aglio, olio d’oliva e origano, cotto in forno. In tempi più recenti, si aggiunsero le patate).

Bagnun

Poi le immancabili acciughe marinate, ripiene e fritte, i muscoli alla marinara e fritti, zuppe di muscoli, di pesce e di crostacei, zuppa d’acciughe, bavette e risotti ai frutti di mare, pesci al vapore, lessi, al forno e alla griglia.

Dalla terra, ottime torte di erbe selvatiche e il cen o preive, foglie di cavolo farcite e cotte in brodo.

Dall’interno e dalla Lunigiana, testaroli e panigazzi, coniglio in casseruola e, in periodo di caccia, minestra di testina di cinghiale (da leccarsi i baffi).

Tra i dolci tipici, spungata e buccellato. Ottimi i formaggi freschi e stagionati della Val di Vara e di Varese Ligure.

Cosi pure il miele prodotto in vari comuni. Ma soprattutto, ottimi vini ed olio extravergine d’oliva.

Tra i vini, i mitici Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà, gli ottimi Colline di Levanto Bianco e Rosso e Colli di Luni Bianco, Rosso, Rosso Riserva e, in particolare un grande Vermentino.

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