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Percorso turistico e goloso in Liguria: Levanto e Vernazza

Levanto è il più importante centro turistico e balneare della riviera occidentale spezzina.

Antica è la sua origine, poiché il suo nome “Levantum cum curia” appare nel diploma di Federico Barbarossa ad Obizzo Malaspina il Grande, nel 1163.

La fama dei vini di Levanto, era già nota nella Genova medievale, tanto che leudi colmi di botti di vino, rifornivano periodicamente, le cantine ed osterie genovesi.

Sua risorsa principale è il turismo. La sua cucina è un misto di prodotti del mare e della terra.
Ottime le acciughe marinate, ripiene e fritte. Il polpo lessato con aglio e olio d’oliva, la soppressata di polpo (più recente) pesci lessi, al forno e alla griglia, zuppe di mitili e di pesce.
Originali e sempre invitanti, i gattafin, sorta di ravioli ripieni d’erbette e fritti in fragrante e crepitante olio d’oliva.
Ottimi polpettoni di ortaggi, cosi come saporose frittate e torte di verdure.

I piatti di carne, spaziano dal coniglio in casseruola al pollame; nell’interno, stufati ed arrosti di cinghiale.
Altri prodotti della terra, funghi e frutta.
Dalle fasce, un buon olio d’oliva e ottimi vini Doc Colline di Levanto Bianco e Rosso, prodotti anche nei comuni di Deiva, Framura e Bonassola.

Il Bianco, ottenuto con le stesse uve del Cinque Terre, si presenta con color paglierino scarico, dal profumo intenso e persistente con sentori delicatamente fruttati e di erbe lievemente appassite, dal sapore secco, sapido, pieno e continuo.
L’impiego ideale è con antipasti di mare freddi e caldi, primi piatti con frutti di mare, zuppe di pesce in bianco, pesci lessi e al forno.

Il Rosso,  ottenuto prevalentemente con uve sangiovese, ciliegiolo, ed altre in piccola parte, si presenta con color rosso rubino intenso, dal profumo intenso con sentori di piccoli frutti boschivi maturi, dal sapore secco, sapido, giustamente tannico, di buon corpo e persistenza.
Si accompagna in modo congeniale con pollame e coniglio in casseruola e al forno, formaggette leggermente stagionate. 

 Vernazza, grazioso ed antico borgo marinaro, ha origine romana.
Nel medioevo fu possesso dei Da Passano e, nell’anno 1000, le sue barche solcavano il mare per commerci e scambi.
Riconoscibile da lontano, per la sua caratteristica torre tonda, da cui si scrutava l’orizzonte, per avvistare per tempo imbarcazioni di turchi e saraceni.
Il suo minuscolo porticciolo e l’amena piccola spiaggia, sono meta di turisti esigenti.

Spesso, all’arrivo dei pescatori, è possibile acquistare del freschissimo pesce nostrano. Dal mare le poche ma saporose proposte: le migliori acciughe marinate, impanate e fritte, il tian, strati alternati di patate e acciughe, cosparsi ognuno con aglio tritato, origano, sale e irrorati con olio d’oliva, polpi e pagelli lessi o al forno, frittura di pesci di scoglio, zuppa di muscoli al verde o col pomodoro e, se la pesca va bene, gamberi al vapore e alla griglia.

Da fazzoletti di terra, ortaggi per polpettoni, frittate ed insalate, e ottimo olio d’oliva.  Ma Vernazza è soprattutto terra da vino.
Assieme a Corniglia, Monterosso, Manarola, Riomaggiore e una parte di La Spezia, rappresenta la zona di produzione dei mitici Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà; quest’ultimo fa parte dei più grandi vini da dessert.

Il paesaggio delle Cinque Terre è unico. Le viti di bosco, albarola e vermentino, sono coltivate in strette ed irte fasce, trattenute da ben 8 milioni e mezzo di metri cubi di muretti a secco. Un patrimonio di millenarie fatiche, oggi tutelato dall’UNESCO.

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