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Euterpiani sul Pianeta Savona…il ritorno!!!

Cosa davvero conosciamo, noi savonesi, di Savona?

In questi tempi confusi, emerge in ogni campo la nostalgia.
Il nostro sguardo si rivolge indietro, dove tutto appare chiaro  e confortante.
Perché sappiamo come, quel pezzo di vita, della nostra storia, è andato a finire.
Non avendo più certezze nel presente, ma desiderandole con intensità, le andiamo a cercare nell’unico posto dove restano, immutabili: il passato!

Ed ecco che, rievocando fatti, personaggi, situazioni, aneddoti conosciuti a tutti, proprio per questo il nostro animo si ritrova, rassicurato consolato. E il presente ci sembra, almeno per quei cinque minuti, meno incerto.

caffè euterpeParte importante di Savona è stato il Caffè Euterpe, di Valentino Silan, conosciuto ai savonesi con il nomignolo di Litto.
Fondato nel 1873, ha chiuso i cento anni di felice esistenza il 31 dicembre 1972.
Il locale, Litto lo aveva ereditato dal nonno, che da Quiliano “scese” a Savona per aprire un’osteria dove far gustare, ad amatori più o meno raffinati  e competenti, il più genuino nostralino di Quiliano e delle …limitrofe…Roviasca e Montagna!
La piccola Osteria si faceva piano piano, una vasta clientela. Perché era nato l’andazzo (oggi diremmo moda) di passare “da O-Cuggen” (il quilianese) per gustare il miglior nostralino della città.
Il nonno di Litto, era per tutti O-Cuggen, perché nei piccoli centri, in quei periodi, non si era conosciuti per il nome di battesimo, ma per il soprannome!

E’ nel 1923, che O-Cuggen si mette a riposo, lasciando al nipote Valentino Silani, detto Litto, giovanotto gagliardo, reduce di guerra, sportivo, attivissimo e patito del mondo musicale, e dell’opera lirica in particolare, la sua Osteria.

Litto, con il suo entusiasmo, restaura il locale, lo ringiovanisce. E’ così l’Osteria diventa il “Caffè Euterpe” che generazioni di studenti, sino agli anni Settanta, hanno conosciuto e frequentato.
La passione per la lirica non dà soltanto il nome al locale.
Attira grandi e piccoli nomi di appassionati, che di passaggio a Savona, sostano da Litto per un brindisi.
Negli anni, Litto sviluppa una conoscenza dei vini che anticipa la “coscienza enologica”, ovvero la ricerca del vino genuino e d’annata oggi molto diffusa.
Dagli Anni Trenta del Secolo scorso, Litto raccoglie intorno a sé personaggi più o meno noti della Storia sia savonese che italiana.
Litto è l’oste dai tanti interessi che imprime al suo locale un’intensa attività, inserendolo in una posizione di primo piano nel mondo culturale, artistico, sportivo, savonese.

euterpe5Un vero anticipatore della figura dell’ “animatore” per usare il linguaggio dei nostri giorni.
Ma ad un livello più alto.
Litto è, oltre che animatore, un operatore culturale intelligente nella vita sociale di Savona in quegli anni.
Il suo bar, sito in via Niella, diventa in breve tempo centro di varie attività.
La Corale del Chiabrera ne fa addirittura il suo ritrovo sociale!

Dopo questo ottimo avvio, i frequentatori aumentano: sono maestri di musica, cantanti e direttori d’orchestra.
La Polisportiva “G: Verdi” diretta dal maestro Attilio Acquarone trasferisce la sua sede all‘Euterpe nominando Litto suo segretario
Ma gli interessi di Litto non si fermano certo a questo!
Nuovi avventori dell’Euterpe sono personaggi dello sport, alcuni notissimi. Approfittando della loro presenza, Litto riserva nel suo locale un angolo apposta per loro: un punching-ball con tanto di guantoni da pugilato!
Un’idea dall’esito felice! La Società Sportiva “Fulgor” decide che il raduno dei corridori per le operazioni di partenza delle corse avvenga al Caffé Euterpe!

E ancora… la squadra di calcio “Lancia” ( che primeggiava nei tornei liberi e fu la prima a vincere il campionato ligure di categoria) fu ospite per molti anni dell’Euterpe.

Non si finirebbe più, a parlare di Litto e dell’Euterpe!

euterpe 3Degli anni, ad esempio, de “La Fastidiosa”, orchestra della rinascita carnevalesca savonese degli Anni Cinquanta, degli scontri, avvenuti in sagre, Carnevali, manifestazioni canore, e anche sul palcoscenico del Chiabrera, con l’antagonista- amica storica:
l’orchestra “La Rumorosa”.

Caffé Euterpe, ovvero la Storia di Savona tra le due guerre, nel dopoguerra, negli anni del boom economico fino alla chiusura nei primi anni settanta.
Euterpe non ha ancora concluso il suo ciclo vitale.
Gli “euterpiani” sono ancora tra noi.
Chiediamo ad uno di loro, Renato Allegra, cosa significa essere “euterpiano” oggi.

renato allegraSignor Allegra, cosa significava essere euterpiani?

Nessuno di noi si qualificava “euterpiano”!
Non esisteva una collocazione specifica, né politica, né letteraria, né sociale.
Comprendeva, la frequentazione del Caffè Euterpe, trasversalmente di ogni condizione sociale. Dal disoccupato al Primario ospedaliero. La caratteristica che univa i frequentatori di Euterpe, fu, all’inizio la passione per la musica.
Per gli allora ragazzi della mia generazione, Euterpe era il nostro doposcuola!

Inizialmente portavamo i libri di scuola, li aprivamo per almeno rassicurare le coscienze, per poi richiuderli, dopo una occhiata sommaria.  In seguito li poggiavamo sui tavolini o sulle panche,  confidando in un rapido apprendimento attraverso chissà quale processo di osmosi. Infine  non li tirammo più nemmeno fuori dalle cartelle. C’era fretta per dedicarci ad altro: chiacchierare, giocare a biliardo o a carte.

Non vedevamo in tutto questo una trasgressione delle regole, ma un modo per ritrovarci insieme, partecipare alla vita dei più grandi !

I nostri genitori, una sola volta si affacciavano all‘Euterpe. Poi ci lasciavano vivere i nostri spazi al di fuori della famiglia con serenità, senza controllo ossessivo, certi di affidarci ad un ambiente sano. Nulla di male  sarebbe potuto accadere, sotto l’occhio vigile di Litto!

Anzi, avremmo appreso la filosofia del convivere.

Una filosofia molto importante, credo. Che oggi vedo dispersa, nella connotazione che aveva in Euterpe. Ricostruita all’interno di “fasce”: sociali, settoriali. In questo modo, non avviene più lo scambio tra diverse appartenenze ( sia in verticale che in orizzontale) e generazioni come avveniva al Caffè Euterpe.

Cosa le manca del Caffè Euterpe?

Parlare! Ascoltare! Anzi, ascoltare e poi parlare. Si parlava di tutto e con tutti, all‘Euterpe!
Non esisteva un’unica matrice politica,anche se i “compagni” e i giovani rivoluzionari erano in maggioranza, ma il confronto di idee e di ideali politici era vivace e  così si scambiavano parei ed opinioni talvolta in maniera  greve  ma senza aggressività, né verbale, né tantomeno fisica.

Oggi, sentendo i discorsi dei più, le persone che amano parlare sono viste come dei rompiballe!

Si comunica attraverso la Rete, i Social Network. Trovo strano che si chiamino “Social” , quando invece portano all’isolamento! Oggi c’è un’enorme flusso di comunicazione, ma la tra la “comunicazione” così intesa e il guardarsi parlando, il “toccarsi” anche in modo astratto, c’è una bella differenza!

euterpe6E quali sono le differenze tra voi, giovani euterpiani, e i giovani del nostro tempo?

All’ Euterpe, avveniva uno scambio attraverso il dialogo, gli sfottò, le prese in giro e gli scherzi, qualcuno veramente pesante, tra tutti gli avventori presenti in qualsiasi momento del giorno. Partendo dalle cose più semplici, del vissuto quotidiano, si può iniziare una discussione che poi raggiunge  più alti  livelli. Un dialogo sempre più ricco di sensazioni ed emozioni.

E noi ragazzi, attraverso l’ascolto del vicendevole racconto di esperienze, di sogni (molti disattesi) e di idee, siamo diventati “grandi” formandoci un’identità individuale.

Forse ciò che manca ai ragazzi oggi, in questo mondo virtuale, che cresce intorno a loro, è la ricchezza che può dare una “comunità” fosse anche un bar, dove c’è il calore di una risata condivisa o di una parola di conforto che nessun sms può sostituire.
Ma forse l’attuale bisogno di virtualità dei ragazzi corrisponde ad un’esigenza profonda e non consiste solo nella paura della “relazione”.
Confidarsi restava difficile allora come  oggi e credo che tra i giovani di diverse generazioni non esistano differenze, nel senso della ricerca di comunicare. Comunicare cioè ricevere e trasmettere proprie sensazioni ed emozioni in giovane età è importante per conoscere e conoscersi, in ogni epoca.

Oggi si sente un’esigenza di fare meno fatica, il desiderio di un minore impegno instaurando rapporti superficiali e al minimo costo possibile. Con l’illusione di poter fare qualsiasi cosa per poi fare tutto senza alcun coinvolgimento emotivo!
Ci vuole impegno, voglia, dedizione all’altro da noi e anche impegno verso noi stessi per comunicare davvero, nel vero senso della parola. Non nel senso abusato mercificato attribuito oggi a questo vocabolo.

Chi sono oggi gli euterpiani?

Lupi sciolti! Che non si ritrovano più! Per una decina d’anni dal 1986 al 1996 riuscimmo ad organizzare,anche grazie a Litto, incontri, in cui ci riunivamo il 14 febbraio, in occasione del suo onomastico, il giorno di San Valentino. Una tradizione che si è protratta  sino alla scomparsa di Litto “ragazzo” del ’99 (parliamo del 1800) per tutti noi compagno, fratello, zio, Amico.

Cosa portare nella Savona di oggi dell’essere euterpiano nella Savona di ieri?

Ho notato che negli ultimi anni, in occasione di molte manifestazioni artistiche e sui social, si tende a mitizzare il passato, anziché immaginare un futuro. Visto da qui, il passato sembra tutto bello!

Ma in realtà, non si salvaguarda ciò che realmente era bello per riproporlo come modello per  un futuro, ancora più bello..

Sicuramente esisteva qualcosa di brutto,mezzo secolo fa!
Ma c’era anche la capacità, da parte dei più, di saperlo riconoscere e lavorare per migliorare, in ogni campo della vita.
Del passato euterpiano, vorrei venisse tramandata la capacità di comunicare, di accogliere istintivamente, senza pregiudizi e distinzioni di nessun genere, gli esseri umani. Tutti, così come sono! E’ questo, per me, il lato migliore del comportamento umano!

Un’attitudine che, educata e sviluppata, porta a riconoscere il bello nelle cose, per lavorare insieme a migliorare gli aspetti meno belli. Un concetto che si può estendere a molti momenti della nostra vita.

Ma un difetto, lo avrà pure avuto il Caffè Euterpe!?

Certo ! Non veniva somministrato latte!
E, inoltre, nessun rappresentante del genere femminile, almeno in età fertile, era ammesso fra le sue mura!
Adesso sto scherzando!  Ma ne prendemmo coscienza poco alla volta, quasi come per un tacito accordo. Fra i frequentatori del Caffè, le donne, pardon, le signore non venivano annoverate  fra la clientela.

L’unica era Maria, l’elegante moglie di Litto. Relegata nell’angolo della modesta cucina, a preparare i pasti per il suo uomo e, sporadicamente, spuntini per qualche avventore.

In quei momenti, pur essendo noi ragazzoni sani  e pieni di testosterone, non abbiamo mai pensato di mischiare l’ambiente dell’Euterpe con i nostri incontri galanti! Anche perché un minimo accenno scatenava reazioni di “sfottò”.
Varcata la soglia del Caffè, dimenticavamo le donne, le fidanzate, per essere solo amici, e basta!

Un suo pensiero di euterpiano su Savona …adesso!

Savona è una città bella, accogliente, ma poco consapevole delle sue qualità.
E forse per questo stenta a manifestarle. Sembra possedere una timidezza e una ritrosia ataviche.
Quando, invece, riesce ad aprirsi, è uno dei luoghi più belli dove vivere!
Forse una maggiore consapevolezza delle proprie bellezze la aiuterebbe, superando storici limiti, ad allargare i propri orizzonti.
Savona dovrebbe mostrarsi, così com’è  ed essere più spontanea, con se stessa e con gli altri!

La nostalgia è bruttissima bestia!

Perché addolcendo nel ricordo il passato, il rimpianto copre di zucchero e dimentica i mali che ci lasciamo dietro. Una grande consolazione per gli umani, una grazia per rendere meno amaro il “nostos”, il ritorno nella memoria, sin dall’epica di Omero.

Ma Renato Allegra, rifugge alla tentazione di uno sdolcinato viaggio all’indietro.

Ricordando gli anni dell‘Euterpe, non dimentica i fatti che punteggiarono la società del tempo di avvenimenti dolorosi, ma anche quelli che aprivano alla speranza in un futuro migliore.
In confronto a quegli anni, il nostro oggi non sembra più lo spazio in cui riponiamo la nostra speranza di felicità: sembra piuttosto l’attesa rassegnata di nuove delusioni.
Se oggi viviamo con ansia il presente è soprattutto perché abbiamo paura del futuro.
E’ questa, secondo Renato Allegra, la vera malattia della nostra epoca: la perdita di una concreta fiducia,di una visione ottimistica del futuro che, accompagnata da una sana speranza, rende raggiungibili i più ambìti traguardi.
Tenere vivo lo spirito dei ragazzi dell’Euterpe…potrebbe essere un modo per ritrovarla.

Alcune realtà cittadine ci stanno provando con successo, vedi Officine Solimano.

Ed è anche un invito agli amici: Claudio, Felice, Bubu, Giuse, Paolino,Roberto, Mario, Febo, Bruno, Gian, Renzo, Carlo, Raffa,Vladi, Alessio… e tanti altri.

Avanti “ragazzi”  fatevi sentire !

2 commenti

  1. Mariella Commenta

    Leggendo l ‘articolo e l’intervista, anche chi di Savona non è ,riesce a cogliere il bello del caffè Euterpe ,luogo di aggregazione e di formazione di tante generazioni.Ancora una volta, brava Luciana!

    1. Luciana Berello Commenta

      Ciao Mariella!

      Grazie per il tuo commento al mio articolo. Si parla di un mondo, un modo diverso di comunicare. Più vero, più immediato, atuentico. Senza i filtri, le schermate che adesso formano strati invisibili sulle persone e fra le persone. Non amo la nostalgia del passato: guarda il tempo trascorso perchè non ama il presente. Preferisco fare come nei cambi di stagione: si decide cosa tenere e cosa buttare. E l’atmosfera di Euterpe sarebbe una delle cose da conservare , sempre in ogni nostro presente.

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