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Croce Bianca: Savona per le zone terremotate

Croce Bianca: Savona per le zone terremotate.
Alessandro Barbano, Direttore dei Servizi di Croce Bianca:
” Il 18 novembre, partirà da Savona un nostro equipaggio. Per contribuire a gestire sia la parte sanitaria che logistica dell’emergenza nelle zone terremotate del Nostro Paese.
Insieme ad altre Associazioni Liguri, con il coordinamento ANPAS”

La Croce Bianca di Savona: una presenza viva e concreta nella nostra comunità.

Parlare della Croce Bianca partendo con un susseguirsi di date, significherebbe non aver compreso nulla di come la sua struttura sia formata dall’impegno, dalla voglia di donare, di sentirsi utili all’interno e per una comunità da parte di coloro che ne fanno parte. Le citeremo solo per ripercorrere insieme momenti della nostra Storia, nei quali la presenza costante della Croce Bianca a fianco dei Savonesi ha contribuito a formare il tessuto della nostra Comunità. Attraverso episodi emblematici legati a quei particolari momenti  vissuti dalla nostra Città, che non trovano riscontro nei libri scolastici, potremo far conoscere a coloro che la vivono adesso il valore della tolleranza, della generosità, dell’accoglienza. Valori etici che dovrebbero essere alla base della vita degli individui che formano una collettività. E come, partendo dalle piccole realtà come la nostra, con l’impegno costante questi valori potrebbero espandersi oltre i suoi confini.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, Savona è una città che vive una profonda trasformazione. I cambiamenti nella sua Economia, lo sviluppo demografico e urbanistico, portano non poche evoluzioni nel suo tessuto sociale.
La città ha cambiato il suo volto. Una pubblicazione edita nel 1905 scrive:” La città nuova non ha più di quarant’anni di vita, si presenta allo sguardo regolare, come una scacchiera, un lembo di Torino, con magnifiche vie e piazze…”

Lo sviluppo demografico è in forte incremento. Nel primo censimento ufficiale del Regno d’Italia, Savona denunciava 19.611 abitanti, mentre trentanove anni dopo siamo già passati a 40.275. Tutto questo è sì dovuto ad un  incremento delle nascite, ma anche ad una forte immigrazione dovuta alla presenza dell’Industria. La popolazione è sistemata nelle zone fuori da Piano Regolatore, nella città vecchia dove vive in condizioni di precarietà soprattutto dal punto di vista igienico e sanitario.

L’economia savonese verte su due forti poli: il Porto e l’industria, dove si concentra una buona fetta del lavoro e dalla manodopera della città.
Il porto è, nonostante la forte concorrenza del porto di Genova, il quinto scalo mercantile italiano, dopo Genova, Venezia, Napoli e Livorno. Nel 1859 il savoiardo Giuseppe Tardy, insieme al socio Stefano Benech presenta all’allora Sindaco di Savona Angelo Ponzone la richiesta di acquistare un terreno nei pressi dell’area portuale per poter installare una fonderia di ghisa.Che purtroppo, fallirà nel 1891 lasciando senza lavoro i 2000 lavoratori occupati al suo interno.

Per fortuna il comparto siderurgico era un settore di punta dell’Italia post-unità, per cui la fonderia viene acquistata nel 1893 dalla Società Altiforni e Acciaierie di Terni, la Terni nel linguaggio dei cittadini, rioccupando con gradualità circa 900 lavoratori.


L’assistenza sanitaria
alla popolazione e ai lavoratori dell’industria e del porto era in questo momento storico assai carente.
A Savona esiste un centro della Croce Rossa, militarizzato e attivato unicamente in momenti di estrema gravità. L’Ospedale San Paolo, costruito tra il 1850 e il 1857 è del tutto privo di ambulatori specialistici e di un centro di pronto soccorso. Il custode vive al suo interno con la famiglia e dei ricoverati si occupano, a turno, i medici cittadini. La cura dei degenti è affidata ad un gruppo di religiose.

ilva savonaLe massacranti condizioni lavorative alle quali sono sottoposte le maestranze della Terni e del Porto, determinano non pochi incidenti sul lavoro. Il Caffaro, quotidiano genovese, scrive nella sua edizione del 26 ottobre 1896: “Il martirologio dà ormai un contributo quasi quotidiano alla cronaca savonese. Operai validi, forti, nel rigoglio della vita, sono spenti nelle officine, senza che alcuno, sembra, se ne dia per inteso, di coloro cui dovrebbe incombere l’obbligo di prevenire e reprimere”.

L’epidemia di colera del 1856, il terremoto del 23 febbraio 1887. I frequenti incidenti e le risse causati dall’alcolismo, il diffondersi della tubercolosi e di altre malattie infettive. Tutte queste emergenze dimostrano l’inefficienza del sistema sanitario savonese a farvi fronte.

Ma sarà la sciagura  della Terni, il 25 febbraio 1899 a risolvere dubbi e incertezze di coloro i quali, da tempo, vorrebbero fare qualcosa di concreto per creare un ‘Associazione in grado di fare fronte all’emergenza sanitaria della città, partendo dal primo soccorso ai suoi cittadini.
Saranno infatti Wigleff Martinelli, impiegato della Terni, e Edoardo Bercopi a indire la riunione che si svolgerà la sera del 4 marzo1899 nei locali dell’Unione Operai e Militari in congedo, durante la quale avverrà la fondazione di una Società di Pubblica Assistenza.

croce bianca savonaLo stesso Wigleff Martinelli viene eletto Presidente del Comitato Provvisorio, mentre Bercopi ne è il Vicepresidente. Alla carica di Consiglieri sono nominati Francesco Ricci, Filippo Benucci, Antonio Gatti, Tommaso Possenti e Coclite Marinelli; Segretario è Carlo Albini e Vicesegretario Andrea Salomone. Il gruppo dirigente, benchè provvisorio, è in grado di far affiggere, il 10 marzo, per le vie cittadine, il Manifesto che proclama la nascita di una Società di Pubblica Assistenza al servizio dei cittadini e formata dai cittadini.

Quella che noi conosciamo come Croce Bianca.

 

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